L’uso della voce come strumento di terapia risale alla notte dei tempi, perché l’uomo ha sempre cantato, prima ancora di parlare; il bambino impara a lallare prima di essere capace di articolare il linguaggio verbale. Il suono della voce della mamma e del babbo è ciò che impara a riconoscere prima ancora di nascere. La memoria sonora si àncora nel corpo e ci permette di rivivere situazioni passate gioiose, o irrisolte della nostra esistenza. Per questo il lavoro con la voce si radica nel corpo e attraverso il contatto con il respiro si può arrivare a toccare antichi blocchi muscolari e emozionali, cristallizzati in posture fisiche, mentali e psicologiche. Le tensioni accumulate nella struttura scheletrico-muscolare si possono sciogliere e piano piano si va liberando la voce rimasta prigioniera di antiche paure, dolori, incapacità di esprimersi nel suo potenziale.

Attraverso pratiche fisiche, energetiche, vocali, teatrali, si sviluppa un ascolto sempre più sottile e attento a riconoscere il proprio suono dimenticato, la propria voce disconosciuta che si fa spazio e con l’ascolto aumenta il potere creativo e espressivo della voce e dell’intera persona.

Come si va liberando questa potenzialità nel corpo, così si libera la voce attraverso l’immaginazione e viceversa; l’immaginazione è un potente strumento per superare barriere apparentemente invalicabili, porta nel terreno poetico del corpo e della voce, dove la metafora aiuta a far entrare in contatto con nuove possibilità sonore e nuovi colori vocali, che si fanno esperienza materica e vissuta orientata attraverso l’intenzione verso qualcuno e qualcosa, non solo suono aereo. Inizia un dialogo che apre alla trasformazione nella parola parlata e cantata, perché non è vuoto rimbombo nella solitudine, ma è voce nel dialogo che attende risposta interna o esterna.

Tanto in alto come in basso, come diceva Ermete Trismegisto, vale anche nella voce, quanto scopriamo di avere suoni verso l’alto, altrettanto esploriamo e scopriamo la ricchezza del materiale sonoro che sta in basso, nei suoni gravi, che possono corrispondere anche alle zone meno luminose della nostra esperienza e consapevolezza, come le note acute, a seconda del sesso maschile/femminile e del registro vocale, alto, medio, basso specifico di ognuno.

Il lavoro con la voce permette di attraversare e superare tanti pre-giudizi, giudizi prima di aver fatto esperienza su se stessi e gli altri, di ciò che è bello e ciò che è brutto, giusto/sbagliato. La voce che si libera in modo naturale, non impostata tecnicamente, permette di far emergere emozioni e energie nuove, liberando da antichi mandati introiettati come regole ferree da seguire nel proprio modo di esistere nel mondo. L’uscita da queste gabbie coinvolge tutta la persona, con pensieri, emozioni, posture fisiche e può portare a un vero capovolgimento di prospettiva, mettendo in moto nuove energie creative che possono incanalarsi in una passione per il canto o aprire il cammino verso altri sentieri della creatività. Nella mitologia Armonia è figlia di Venere e di Marte, ossia di opposti e contenendoli in sé li fonde e li supera. Così attraverso la voce la persona incontra mondi interni apparentemente inconciliabili che attraverso il suono che passa dal respiro, dalla presenza nel qui e ora, trovano una forma unica e specifica che esprime la persona, non perfetta secondo qualche canone, ma unica e irripetibile e creatrice della sua musica e del suo mondo.

 

Ricominciare dal basso è la possibilità di ritrovare radice nell’organismo e nella saggezza organismica, invece che in arrampicate alte, verso mete ideali e quindi impossibili, verso cui chiama Io, con i suoi modelli fuori dalla persona, invece che in ascolto e curiosa attenzione per ciò che di unico e irripetibile è contenuto in quella voce.